Cosa ci rende felici?

Pubblicato il: 27.02.2016 Cassandra Cappelletti

Se dovessi stilare una lista delle tue priorità, cosa metteresti al primo posto? Cosa determina le tue azioni e il tuo stile di vita?

Da una ricerca emerge che la maggior parte di noi affermerma di voler diventare ricchi o famosi, essendoci presentato dai media di tutto il mondo come il modello vincente: produrre e possedere cose equivale ad essere felici. Ma è davvero questa la formula?

A queste e ad altre domande stanno cercando di rispondere alcuni ricercatori dell’Università di Harvard, al momento capitanati da Robert Waldinger, professore di psicanalisi e di psichiatria, con uno studio che dura da ben settantacinque anni. Tutto è cominciato nel 1938, seguendo le vite di due gruppi di uomini: il primo formato da studenti al secondo anno dell’Università di Harvard, ovvero la “greatest generation” che si è laureata prima della guerra e per la quale alcuni hanno anche combattuto; il secondo, invece, comprendeva i ragazzi più poveri di Boston, provenienti dalle famiglie più problematiche e disagiate. Lo studio considera molti aspetti dell’esistenza di una persona: lavoro, famiglia, salute, relazioni familiari e via dicendo. Si tratta di una ricerca mai realizzata prima, sia per la durata del progetto, sia per la mole di informazioni raccolte. La domanda a cui voglio rispondere è: nell’arco di una vita intera, cosa rende le persone veramente felici e in buona salute?

Quello che è emerso é un unico fattore: le relazioni. A quanto pare, gli individui maggiormente legati a famiglia, amici o comunità sono quelli più felici, mentre la solitudine risulta essere determinante nel declino intellettuale e fisico. Ed é sconcertante venire a sapere quanto ci si possa sentire soli anche in un matrimonio o all’interno della stessa società. Per questo, non è importante solo la quantità di relazioni che uno instaura con gli altri, bensì la qualità. Contano quelle intime, che ci fanno sentire protetti. Lo studio ha infatti mostrato il legame che intercorre fra la qualità delle relazioni e quella della vita. Chi a cinquanta anni si era definito più soddisfatto del matrimonio, era anche colui che risultava essere più sereno a ottanta. Al contrario, coloro che avevano convissuto in relazioni conflittuali o nocive, erano anche quelli che sentivano maggiormente dolori fisici, essendo già soggetti a dolori emotivi. Ciò che i ricercatori hanno compreso é anche che: instaurare buone relazioni non protegge soltanto la nostra salute, anche il cervello ne giova. Potersi fidare di qualcun’altro salvaguarda i nostri ricordi.

Insomma, se basta solo questo, perché è così difficile essere felici allora? Abbiamo davanti agli occhi migliaia di esempi in cui la fama non ha di certo portato la felicità e nemmeno i soldi, una volta soddisfatti i bisogni basilari, servono a molto. È il nostro animo capriccioso che ci fa desiderare un rimedio istantaneo e facile da ottenere, qualcosa per cui non bisogna spendere tempo ed energia. Dunque, il contrario delle relazioni. Eppure, le persone che più si sono impegnate in questo campo sono state coloro che hanno vissuto le vite migliori. Perciò, l’unico consiglio che vale la pena seguire è di lasciare un po’ più spesso la pigrizia da parte (e anche lo smartphone) e incominciare ad impegnarsi nelle buone relazioni. Dopotutto, non serve così tanto per essere felici.

 

Per chi volesse approfondire, ecco il discorso del Prof. Robert Waldinger, attuale responsabile dello studio:

http://www.ted.com/talks/robert_waldinger_what_makes_a_good_life_lessons_from_the_longest_study_on_happiness#t-751718